Il libro narra la tragica vicenda di Isabella Morra, la poetessa di Favale, oggi Valsinni (Matera), trucidata dai fratelli nel lontano Cinquecento. Ricco di riferimenti storici e letterari, è una riflessione sul continuo trionfo del proprio individuale interesse, e sdegnata, sarcastica constatazione della progressiva perdita di senso che sembra inquinare la vita umana.