La televisione è cambiata e ha cambiato un po’ pure noi. “Mi sono sempre definito uno spettatore di professione e sono stato spesso scambiato per uno snob, ma sono esattamente il contrario: un sincero democratico la cui curiosità indagatrice è ugualmente sollecitata da un programma ben riuscito come dal trash più efferato, dal pezzo di bravura come dall’approssimazione più sfacciata.
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Insomma, amo il popolare senza demagogia.” Aldo Grasso cede per la prima volta alla tentazione di riflettere sul suo lavoro di critico televisivo – “un apolide, un reietto, un intruso non riconosciuto dagli Altri Critici e non amato dai diretti interessati, abituati a essere vezzeggiati e coccolati dalla carta stampata” – e lo fa raccontando la televisione italiana di ieri e di oggi, specchio intramontabile di vizi e virtù, passioni e disincanti di un intero Paese.
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